Fr. Augusto e fr. Rafael sono frati cappuccini per sempre!

Fr. Augusto e fr. Rafael sono frati cappuccini per sempre!

Domenica 9 ottobre 2016, nella Chiesa Madre di Caccamo, fr. Augusto Magno e fr. Rafael Rivera si sono consacrati per sempre al Signore nell’Ordine del Frati Minori Cappuccini emettendo la loro professione perpetua nelle mani di fr. Salvatore Zagone, ministro Provinciale di Palermo.

Alla solenne celebrazione hanno partecipato, oltre a numerosi laici provenienti dalla varie comunità in cui fr. Rafael e fr. Augusto hanno vissuto gli anni della loro formazione iniziale, anche numerosi rappresentanti del clero e molti confratelli delle tre Provincie siciliane e del Sud Italia.

Al termine della celebrazione, i due neo professi hanno rivolto calde parole di ringraziamento al Signore, che li ha scelti e ha dato loro la grazia di rispondere, ai confratelli, in maniera particolare ai formatori che li hanno accompagnati in questi anni, e a tutti i presenti che con la loro vicinanza hanno manifestato il loro affetto. Un sentito ringraziamento va poi fatto alla fraternità OFS di Caccamo che si è spesa senza riserve nella preparazione dell’evento.

Riporto di seguito le parole di fr. Augusto:

Desidero esprimervi il mio ringraziamento donandovi, a mia volta, tre parole. La prima parola è per voi tutti che stasera vi siete raccolti attorno a mio fratello Rafael e a me per abbracciarci con il vostro affetto. Ed è una domanda: perché siete qui? “Fra Augusto è pazzo!“, starete pensando.,. “Ma per abbracciarvi con il nostro affetto, come hai appena detto!“. Sì, certamente… ! Ma la domanda vuole essere più profonda: perché siete qui?

La maggior parte di voi non ha tatto molta, strada, dovendo solo superare le transenne. Molti altri invece venite da lontano: chi geograficamente, chi spiritualmente. Perché affrontare un tale viaggio, sia esteriore che interiore, per vedere due uomini che si consegnano? Anch’io me lo sono chiesto? E no! non può essere solo per il nostro bell’aspetto o per il fascino della nostra “divisa”. Non è un motivo sufficiente.

La risposta me l’ha suggerita la buona Madre Chiara, che scrivendo ad Agnese di Boemia la invita ad esclamare, con la sposa del Cantico: “Attirami dietro a te, o Sposo celeste, corriamo al profumo dei tuoi aromi!“.

Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato!“, dice Gesù. E come il Padre attira gli uomini a Gesù? Attraverso il suo profumo. Che non è il profumo della salsiccia  (in contemporanea alla professione si svolgeva a Caccamo la Sagra della Salsiccia. NdR), ma è il profumo di una “offerta di soave odore”. Il profumo buono che attira non a forza di parole, ma donandosi – e consumandosi mentre si dona -, insinuandosi sottile per le vie misteriose di un olfatto superiore, per infiammare silenziosamente la mente e il cuore.

Ed è il “profumo assai prezioso e sprecato” con cui Maria di Betania unge il capo e i piedi di Gesù. Che è segno della vita consacrata: disprezzata agli occhi dei profani, che si indignano e si infuriano secondo le loro logiche di interesse, ma lodata da Gesù: “Lasciatela fare! Ha compiuto una azione buona verso di me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere: ha unto il mio corpo“, che è la Chiesa, riempiendo “tutta la casa” del buon aroma dell’offerta di sé.

Sì, è questo profumo di Cristo, prezioso e sprecato per voi, che oggi vi ha attirati e raccolti attorno a Gesù, Sposo di questi due consacrati.

La seconda parola è per voi, fratelli miei. Rivolta non solamente ai fratelli “di questa fraternità”, secondo i confini disegnati dal Rituale, ma a tutti voi ugualmente “chiamati con una vocazione santa” a seguire “la vita e le orme di nostro Signore Gesù Cristo” secondo l’esempio e la Regola di san Francesco, nostro Padre, nello spirito delle Costituzioni cappuccine. La pluralità delle istituzioni non è frammentazione dell’unità dell’Ordine, né la pluriformità delle consuetudini è lacerazione dell’unico carisma che ci unge.

Voi: i miei fratelli, i miei padri, le mie madri! A voi rivolgo una richiesta, E “quale padre, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?“.

Ora … poc’anzi mio fratello Rafael ed io, pronunciando la formula di Professione, abbiamo detto entrambi: “Mi affido pertanto con tutto il cuore a questa fraternità perché, [… ] sostenuto dal vostro fraterno aiuto, possa tendere costantemente alla perfetta carità, nel servizio di Dio, della Chiesa e degli uomini“. Fratelli, conforme a queste parole – che poi anche ciascuno di voi a suo tempo ha pronunciato – il dono che vi chiedo è esattamente questo: il vostro aiuto nel cammino della carità perfetta: con la grazia di Dio (perché nulla è impossibile a Dio), aiutatemi — aiutateci! – a diventare santi!

E come assolvere a questo compito, di cui – vi ricordo – abbracciandoci, vi siete fatti carico? Francesco, Vangelo alla mano, ci indica due modi, tra loro necessariamente dipendenti:

Primo, ricercando “lo Spirito del Signore e la sua santa operazione“: preghiamo, invochiamo, chiediamo, viviamo dello Spirito Santo, per poterlo comunicare a nostra volta! Lasciamo al mondo lo spirito del mondo, con le sue ristrettezze di cuore e di visione, i suoi interessi e disinteressi privati, le sue dis-cordie… ! Noi abbiamo ricevuto la promessa della vita eterna!

Secondo, amandoci scambievolmente e mostrando l’amore che abbiamo tra di noi con le opere.

Fratelli, facciamoci santi a vicenda! A vicenda: è questa la forma per cui acquista un senso la nostra vocazione alla vita religiosa! E solo sostenendoci prima a vicenda tra di noi nel cammino di santità, potremo dopo divenire faro di speranza per quelli di fuori.

Facciamoci santi, fratelli: “esortandoci a vicenda ogni giorno, stimolandoci a vicenda nella carità e nelle opere buone, istruendoci con sapienza e ammonendoci a vicenda, sopportandoci a vicenda nell’amore e perdonandoci l’un l’altro, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come Dio ha perdonato a noi in Cristo, cosi facciamo anche noi gli uni gli altri”.

Facciamoci santi, fratelli, perché non avvenga anche a noi di “percorrere il mare e la terra per fare un solo proselito e, quando lo è divenuto, lo rendiamo degno della Geenna due volte più di noi“.

Facciamoci santi, fratelli, perché il popolo in cammino, che cerca in noi il volto di Dio e guarda a noi come a una città posta sul monte, non abbia più a dire: “Monaci e parrini, sentici ‘a missa e stoccaci i rini!“.

Infine, la terza parola è rivolta a te, fratello mio, sorella mia, che sei qui presente. So che ci sei! È rivolta a te, che il Signore Gesù sta chiamando per nome, con amore, e tu non vuoi ascoltare; a te, che senti bussare e non vuoi aprire e accumuli scuse, perdendo tempo. Alzati, fratello mio, sorella mia! All’Amore che ti chiama, rispondi con l’amore!

Ma io non sono certo“, dirai, “Io non sono sicura che la voce che sento sia di Dio che mi reclama!“. Sì, hai ragione: c’è il rischio di ingannarsi. Non importa, ad esempio, se insegui tutti gli ottavari lungo l’anno e accumuli novene e coroncine: le tue intenzioni potrebbero non essere pure. Né fa testo che il mondo e le sue logiche ti stanno strette e vorresti fuggirle, perché “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito“.

No! Senti piuttosto se, nel buio, aleggia il profumo dello sposo; se è Gesù il fondamento saldo e il pensiero dominante su ogni altro pensiero; se è lui il tuo sole, che apre il tuo mattino scaldandoti i pensieri, orienta il valore dei tuoi gesti e guida i tuoi passi fino a sera sulla via della pace; se è lui il nucleo profondo che fa pulsare il tuo petto, rendendo ogni tuo battito preghiera; se è Cristo che, infiammandoti di amore, urget – ti spinge con forza – dilatando il tuo cuore sulla misura del suo per abbracciare l’intera umanità e le sue membra sofferenti.

Ma Dio è un dio geloso, il suo amore e come vampe di fuoco: chi di noi può abitare presso fiamme divoranti e perenni?“. Dio è il Dio geloso che chiede tutto, è vero. Chiede tutto. Ma non prende tutto! Prende solo i tuoi vizi e i tuoi peccati, per purificarli e ridonarteli in una magnifica corona di grazie e di virtù, in una promessa di cento volte tanto, “come una sposa che si adorna di gioielli, come uno sposo che si cinge il diadema“. Al re piacerà la tua bellezza, Egli è il tuo Signore!

Fratello mio, sorella mia, alzati in piedi! Apri la porta con cui ti nascondi ed esci a trovare lo Sposo! Non temere la notte del dubbio, il rifiuto dei compagni, lo scherno delle amiche, il dolore dell’attesa. Egli stesso ti troverà: lo troverai seduto dietro alla tua porta. Troverai l’amore dell’anima tua, lo stringerai forte e non ti lascerà. E sarai come colei che sale dal deserto appoggiata al suo amato, sarai come colui che finalmente ha trovato pace.

Allora, alzati, fratello mio, sorella mia, alzati! E, insieme a David, diciamo con fiducia: “Ti amo Signore, mia forza! Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, che addestri le mia dita alla battaglia; mia rupe, in cui mi rifugio; mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo“. Ti amo, Signore, “Dio mio e mio tutto“!

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