ANGELO d’ACRI TRA I SANTI

ANGELO d’ACRI TRA I SANTI

MATRIMONIO ANNA

di Fr. Giovanni Spagnolo

CITTA’ DEL VATICANO – Nel corso della santa Messa celebrata dal santo padre Francesco domenica 15 ottobre, XXVIII del Tempo Ordinario, si è svolto il rito di canonizzazione dei beati Andrea de Soveral e Ambrogio Ferro, sacerdoti diocesani, di Matteo Moreira laico e XXVII compagni martiri, degli adolescenti martiri messicani Cristoforo, Antonio e Giovanni, di Faustino Mìguez degli Scolopi, fondatore delle Suore Calasanziane Figlie Divina Pastora e del cappuccino Angelo d’Acri. Il cammino che ha portato “l’Apostolo della Calabria” alla canonizzazione è durato ben 273 anni dal giorno della sua morte, avvenuta il 30 ottobre 1739.  Nato il 19 ottobre 1669 si fece cappuccino a 18 anni e dopo tre tentativi, imitando l’esempio di Bernardo da Corleone, poté emettere la sua professione religiosa nel 1691. Ordinato sacerdote nel 1700, si dedicò all’evangelizzazione anche nell’idioma locale, rinunciando agli artifici retorici della predicazione. Dotato di molti carismi, si spese per il bene del suo popolo, mostrando sempre e dovunque il “fuoco inestinguibile” dell’amore di Dio che lo divorava. La canonizzazione di Angelo d’Acri, “santo attualissimo”, come ha scritto il ministro generale fra Mauro Jöhri, “arricchisce in modo mirabile la santità del nostro Ordine”, mentre l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, il conventuale Francesco Nolè, auspica di “attingere anche noi a quel fuoco dell’Amore di Dio che ha infiammato il nostro Santo, avendo cura che non si spenga mai, anzi illumini il nostro cammino”. Nella sua omelia papa Francesco ha ricordato: “Abbiamo bisogno di rivestirci ogni giorno del suo amore, di rinnovare ogni giorno la scelta di Dio. I Santi canonizzati oggi, i tanti Martiri soprattutto, indicano questa via. Essi non hanno detto “sì” all’amore a parole e per un po’, ma con la vita e fino alla fine. Il loro abito quotidiano è stato l’amore di Gesù, quell’amore folle che ci ha amati fino alla fine, che ha lasciato il suo perdono e la sua veste a chi lo crocifiggeva”.

Al rito della canonizzazione, per la provincia cappuccina di Palermo, erano presenti: il ministro provinciale fra Salvatore Zagone, fra Giovanni Spagnolo, fra Michelangelo Parisi (che hanno concelebrato con il Santo Padre), fra Calogero Modica, fra Augusto Magno e fra Luigi Librera.

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