Fr. Domenico Lo Sardo è Dottore in Sacra Scrittura!

Fr. Domenico Lo Sardo è Dottore in Sacra Scrittura!



Lunedì 19 febbraio 2018, fr. Domenico LO SARDO, OFM Cap, ha difeso la dissertazione di dottorato«AFFINCHÉ IL TABERNACOLO SIA UNO. Studio di espansioni e riscritture post-sacerdotali nel contesto di Es 35–40». Moderatore è stato il Prof. Stephen Pisano,S.J. Relatore il Prof. Federico Giuntoli.

La difesa della dissertazione, alla quale erano presenti per la nostra Provincia il Ministro Provinciale fr. Salvatore Zagone ed i confratelli fr. Giovanni Pollani e fr. Antonio Traina, è durata circa un’ora e mezza. Al termine fr. Domenico è stato proclamato Dottore in Sacra Scrittura.

Congratulazioni a Fr. Domenico al quale auguriamo che il Signore renda sempre più fruttuoso il suo ministero. Qui sotto un breve estratto della Tesi (tratto dal sito del Pontificio Istituto Biblico), e qualche foto.

«Secondo un celebre aforisma di un noto autore scomparso nel ‘98 (L. Alonso Schökel, S.J., 1920-1998) l’arte dell’esegeta, come quella del pianista, è un lavoro che si svolge a due mani; una al testo ed una al contesto. Come si può ben intuire dal sottotitolo di questo studio, il contesto letterario è la realizzazione del Tabernacolo di cui in Es 35 – 40. Contesto in cui e da cui emerge tutta l’intensità ideologica del testo che fa da titolo: «Affinché il Tabernacolo sia uno» (cf. Es 36,13b). La configurazione letteraria di Es 35–40TM però, differisce grandemente da quella dei LXX (e della Vetus Latina), la quale si mostra con un ordine differente del materiale e di estensione minore rispetto al TM. Di significativa rilevanza a tal proposito è l’assenza nei LXX della pericope relativa alla struttura lignea del Tabernacolo (Es 36,8b-34). Alla compresenza di differenti forme testuali sui cc. in questione si aggiungono problemi di tipo letterario riscontrabili nel TM a partire da una dicotomica natura semantica del progetto architettonico del Tabernacolo. Infatti, se per i LXX il termine σκηνή risulta univoco per descrivere il santuario mobile, per gli autori (e/o redattori) di Es 35–40TM è stata necessaria una duplice terminologia:  מוֹעֵדאֺהֵל מׅשְכָּן , rispettivamente tenda del convegno tabernacolo. Pertanto, la natura delle questioni affrontate è duplice: critico testuale e critico letterario.
La prima parte dello studio, dopo una estesa introduzione ed un capitolo dedito allo Status Quæstionis (cf. Cap. Primo), affronta il problema della differenziazione testuale, secondo i criteri propri della critica textus, al fine di dimostrare l’anteriorità della forma dei LXX rispetto a quella del TM (cf. Cap. Secondo). La seconda parte della ricerca, attraverso un percorso critico letterario, e nello specifico critico redazionale, dimostra la compresenza di due tradizioni letterarie, riconducibili ai due termini summenzionati per riferire del progetto architettonico del santuario mobile di Es 35–40. A tal proposito, inerente all’ipotesi che la tradizione legata al termine מׅשְכָּן sia recente, la ricerca mette in luce la natura espansionistica del TM proprio a partire da questa tradizione e ad opera di autori riconducibili alla scuola post-sacerdotale. Un lavoro di tipo redazionale segnato da espansioni, riscritture e reinterpretazioni che sotto le mentite spoglie di un progetto architettonico quale quello del Tabernacolo, punta ad una idealizzazione e ad una propaganda esclusivista nei confronti, e dell’unico Tempio di Gerusalemme, e alla sua legittimazione rispetto alle realtà templari e ‘sacerdotali’ del regno del Nord (cf. Cap. Terzo).
Il contesto storico del tardo post-esilio, infatti, ben si addice a questo tipo di correnti politiche e teologiche messe in atto attraverso e per mezzo degli stessi testi fondativi dell’identità giudaica, all’interno di un arco temporale che va dal periodo persiano a quello ellenistico-asmoneo (cf. Cap. Quarto). In ultima battuta, lo studio si concentra sulla questione ermeneutica, relativa sia all’intero corpo di Es 25–31 e 35–40 sia alle espansioni e modifiche in quanto tali. In tal senso di primaria importanza emergono l’aspetto funzionale e l’aspetto letterario delle sezioni del Tabernacolo (rispetto all’aspetto simbolico) in quanto direttamente connessi sia al contesto prossimo (il ruolo del Tabernacolo all’interno del libro dell’Esodo) sia al contesto ampio (l’implicazione delle sezioni in questione con la composizione del Pentateuco). Il rapporto di circolarità ermeneutica tra teologia e ideologia, reciprocamente intrecciate, si caratterizzano come il vero Leitmotiv del continuo processo di reinterpretazione e rielaborazione dei testi. L’attività letteraria e redazionale effettuata da autori post-P e rintracciata nel contesto di Es 35–40 è giustificata da motivazioni sia teologiche (rapporto trascendenza-immanenza) sia ideologiche (centralizzazione politico-cultuale verso il Tempio di Gerusalemme) che, per certi versi, coinvolge anche la redazione del Pentateuco.»

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