L’amore vince l’avarizia – Beato Pino Puglisi

L’amore vince l’avarizia – Beato Pino Puglisi




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di Fr. Mauro Billetta

La Comunità di Danisinni conclude stamane il percorso di meditazione attorno alla figura di don Giuseppe Puglisi, testimone esemplare di un’umanità nuova, capace di costruire attraversando anche l’ostacolo più grave che è l’odio o la soppressione del prossimo, cioè quei mali frutto dell’avarizia dell’uomo che vive per se stesso.

     Ripartendo dalla Parola di Dio quella che ha nutrito e plasmato la vita di don Pino, questa domenica, in prima battuta ascoltiamo affermazioni di straordinaria importanza per Israele e l’umanità tutta: “Verranno giorni in cui concluderò un’alleanza nuova… porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore, poiché io perdonerò” (Ger 31, 31ss.). Alleanza nuova, legge scritta nel cuore, perdono, sono coordinate essenziali per la vita spirituale considerato che è Dio l’autore di queste affermazioni.

     C’è una possibilità nuova prospettata a chi si apre a Dio, è la storia di chi fa delle proprie ferite un’occasione per alzare lo sguardo e non tornare a ripiegarsi su se stesso.

Diversamento l’uomo che si pone di fronte alla Legge, vive fondato su se stesso, centrato su cose da fare e rispettare e che, quando sperimenta la propria fragilità, si chiude nel risentimento e diventa ancora più aggressivo. È il cristiano formale che per sentirsi a posto recita preghiere o partecipa a processioni per poi tornare alle logiche di vendetta e astio nei confronti dell’altro, è l’uomo che non rispetta la giustizia perchè considera che arricchirsi e affermare se stesso è la meta della propria esistenza. È la logica del mafioso che in realtà non è uomo libero ma si è costruito una gabbia fatta di apparenze da dimostrare e difendere, dove termini come “rispetto, onore, giustizia” sono utilizzati per sentirsi al di sopra della vita altrui. Così schiavi da non potere gioire per le cose semplici della vita come l’amicizia disinteressata, il gioco spontaneo con i propri figli, le relazioni fondate sull’amore e non sulla paura.

È con questa logica che attraversava alcuni di Brancaccio che don Pino viene a scontrarsi. La sua, però, era una pastorale di promozione umana e spirituale ove avvertiva necessario prendersi cura delle cose basilari che regolano la Comunità e, pertanto, la sana convivenza umana: l’illuminazione del quartiere, le fognature, la scuola media o l’asilo per i più piccoli.

Aprire un centro sociale, quale fu il Padre nostro, in quegli anni nel territorio appariva un qualcosa di inconcepibile per i malavitosi che non riuscivano a comprendere perchè un parroco dovesse occuparsi dei problemi della gente, ascoltarli ed accompagnarli in vista di un loro riscatto. Lui infatti, a prescindere dalla fede professata, accoglieva tutti e questo riconoscimento restituiva alla gente dignità e risveglio rispetto all’egemonia dell’ometto di turno che reggeva quel mandamento.

Il figlio di un calzolaio stava insegnando che essere umili non equivale ad essere passivi o sottomessi e che la dignità di un essere umano non ha prezzo, anzi è dono di Dio Padre e questo reca a ciascuno un valore intestimabile.

Il perdono di Dio diventa Legge ascritta nel cuore, quella che muove un uomo verso una meta perchè si scopre amato. È il passaggio dal senso di colpa al pentimento, la scoperta che c’è una postura ben diversa per camminare e stare nelle cose della vita. È l’esperienza di Grigoli e di Spatuzza che dopo l’assassinio di Puglisi, a partire dal modo in cui lo avevano visto affrontare la morte, si sono pentiti diventando collaboratori per il Bene di Palermo e dell’umanità tutta.

È la logica del dono di cui ci parla il Vangelo di oggi (Gv 12, 20-33). Alcuni greci vicini all’ebraismo si recano da Gesù per vederlo, cioè per andare oltre le apparenze ed il sentito dire.

Ciascuno abbisogna di fare una esperienza personale di Dio che è oltre le opinioni, solo così è possibile scoprire da che parte stare.

La metafora del chicco di grano che caduto in terra deve morire per non rimanere solo è di straordinaria portata. Fino a quando la propria vita sarà fondata su se stessi e ciascuno si penserà quale unico garante della propria incolimità ci sarà molta solitudine e spreco di vita, si pensi ad esempio la vicenda di tanti latitanti che per mantenere il “potere” vivono in tuguri privi di ogni libertà.

Gesù chiede all’uomo un gesto estremamente coraggioso, lasciare le sicurezze di prima per entrare in relazione con Lui. Chi muore produce frutto, si tratta lasciare perdere ogni battaglia fondata sul proprio ego per custodire l’unica battaglia per la quale vale la pensa spendere tutta la propria esistenza, servire Dio.

Chi entra in questa relazione viene onorato dal Padre, dice Gesù. L’onore per Israele equivaleva al peso, al valore, di una persona per cui Lui da il vero valore a chi si affida. Fino a quando l’umanità cercherà altrove il proprio “onore”, come ad esempio i cosiddetti “uomini d’onore”, rimarrà a mani vuote perchè nessuno sarà mai capace di dare pienezza di vita ad un altro. Quando si cade in questo equivoco la vita pur apparentemente “sazia di beni”, è profondamente vuota e triste.

È coraggioso colui che dona consumandosi ogni giorno per la causa del Bene, è la testimonianza di Gesù che ha affrontato finanche la morte per restituire dignità e spezzare ogni catena che poteva affliggere l’animo umano.

Entrare nella logica del dono, invece, significa diventare ricchi e fecondi come Gesù, il Figlio di Dio. Si pensi al chicco di grano che se conservato al buio marcisce senza germogliare, se invece è consegnato con fiducia alla terra diventa vita nuova germoglio con nuove spighe e nuova vita.

Ricordiamo tutti che dopo l’omicidio di don Pino Puglisi la mafia tento ancora di arrestare l’opera di rottura dallo stato di omertà che fino a quegli anni rimaneva piuttosto diffuso, con il sequestro e l’omicidio del piccolo Di Matteo nel gennaio del ’96, eppure quell’opera non si è mai conclusa ed è arrivata ai nostri giorni.

Apri una breccia e pian piano vedrai illuminare quel che fino a prima era buio, basta una fessura per vedere riempire una diga rimasta prosciugata. Il sorriso di don Pino Puglisi, così come l’esemplarità di tutti i santi, continua a rendere feconda la Chiesa e l’umanità tutta. Danisinni sorride al nostro martire della fede.

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