I Sacramenti come Cura

I Sacramenti come Cura

 

di Fr. Mauro Billetta

Ieri la nostra Comunità (Parrocchia S. Agnese V.M. a Danisinni NdR) ha celebrato la giornata del malato, l’abbiamo fatto con la celebrazione Eucaristica e il rito dell’Unzione degli infermi. Per molti sembrerà anacronistico prendersi cura di qualcuno attraverso i Sacramenti, eppure è la cura più efficace che io conosca.

So bene quanto il turbinio del “fare” possa apparire come l’unica medicina per i nostri giorni ma proprio tale prospettiva, a nostro avviso, è quel che ci sta facendo ammalare sempre più.
Viviamo il tempo della realtà aumentata in cui attraverso l’ausilio della tecnoscienza siamo resi capaci di superare limiti sensoriali, di guardare dove la normale vista umana non potrebbe arrivare, di ascoltare sonori da ogni parte del mondo e di catturare l’energia fino a trasformarla. Il nostro è un momento storico di grande progresso, siamo resi capaci di comunicare e di spostarci con una estrema facilità ma proprio questo è il punto: la cura sta nella sosta, altrimenti non c’è lettura delle cose!
Quando l’ideale perseguito diventa l’autonomia le persone iniziano a creare sempre maggiori distanze, ad andare sempre oltre perché non c’è più limite, non si ha più bisogno dell’altro.
È un ideale di forza che non ammette debolezza e, dunque, confronto con il limite proprio o altrui, non ammette categorie fragili. Sono annoverati tra i deboli tutti coloro che non producono reddito nella nostra società, gli anziani, i piccoli, quanti sono infermi o diversamente abili o, ancora, gli stranieri che vengono colti solo in funzione di calcoli economici se più o meno convenienti.
Una società che perde il senso del bisogno reciproco è destinata a spegnersi, ad implodere nella propria autocelebrazione. Viene meno la gratitudine per il quotidiano, l’emozione frutto dell’incontro.
Ci rendiamo ben conto che la nostra esistenza rimane precaria, in continua destabilizzazione e, per questo, bisognosa di nuovi appoggi. Non parliamo della logica di religione che fa dell’essere umano un “dipendente” da Dio che deve attendere fatalmente una ricompensa o ancora deve conquistare il premio in base ai propri meriti, ma della fede che, piuttosto, è relazione intima con chi si dona per dare vita. Ecco, la giornata del malato ricorda a ciascuno che l’esistenza personale è autenticamente Dono e ad ognuno è dato di consumarlo attraverso il cammino dei propri giorni…

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