“Il Santorale di Papa Francesco” – una presentazione della Santità in preparazione alla solennità di Tutti i Santi

“Il Santorale di Papa Francesco” – una presentazione della Santità in preparazione alla solennità di Tutti i Santi

L’Esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo Gaudete et Exultate (= GE), firmata da papa Francesco il 19 marzo 2018, nella solennità di san Giuseppe, sesto anno del suo pontificato, ci rivela un aspetto piuttosto inedito della sua spiritualità e cioè la sua devozione ai santi.

In questa prospettiva, la lettura della GE è una continua scoperta, e conferma, di quella devotio semplice e spontanea che Francesco non manca di manifestare in ogni occasione in primis verso la Madre di Dio. Basterebbe citare qui il filo diretto che lo lega, fin dall’inizio del suo ministero petrino, con la Salus Populi Romani a Santa Maria Maggiore, esemplificato dall’omaggio floreale prima e dopo ogni suo viaggio apostolico.

Ma quello che colpisce, scorrendo i cinque capitoli di cui si compone l’Esortazione apostolica (1. La chiamata alla santità; 2. Due sottili nemici della santità; 3. Alla luce del Maestro; 4. Alcune caratteristiche della santità nel mondo attuale; 5. Combattimento, vigilanza e discernimento) è il costante riferimento agli esempi e agli insegnamenti dei santi, che nella loro donazione esprimono «un’imitazione esemplare di Cristo, degna dell’ammirazione dei fedeli»[1].

L’importanza che Francesco attribuisce alla presenza dei santi nella Chiesa e nell’esercizio quotidiano della sua missione si legge proprio all’inizio dell’Esortazione apostolica: «I santi che ci incoraggiano e ci accompagnano», con riferimento alla bella immagine contenuta nella Lettera agli Ebrei, dove si dice che «siamo circondati da una moltitudine di testimoni», e alla frase pronunciata da Benedetto XVI nell’omelia per il solenne inizio del suo ministero petrino: «Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta»[2].

Il Santorale, che si ricava dalla lettura dell’Esortazione apostolica, si presenta davvero affollato e variopinto, declinato al maschile e al femminile[3], e percorre tutta la storia del cristianesimo, proprio a dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che «la santità è il volto più bello della Chiesa»[4].

La chiamata universale alla santità è documentata del resto, nella GE, dall’attenzione e dai riferimenti costanti ai documenti delle varie conferenze episcopali che, in ogni angolo della Terra, richiamano i battezzati all’impegno concreto nella santità[5].

Del resto tutto il capitolo primo dell’Esortazione apostolica è un invito in questo senso, quasi un’eco di Lumen gentium 11: «Muniti di salutari mezzi di una tale abbondanza e di una tale grandezza, tutti i fedeli di ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a una santità la cui perfezione è quella stessa del Padre celeste»[6].

Naturalmente, e papa Francesco non ne fa mistero, egli preferisce i santi «della porta accanto», che formano una sorta di «classe media»: «Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere»[7].

Seguendo dunque, passo dopo passo, l’Esortazione apostolica GE, vogliamo assemblare, quasi a raccogliere le tessere per un mosaico, l’originale e personale Litania sanctorum, così come emerge nel vissuto della sensibilità spirituale e della pratica pastorale di Jorge Mario Bergoglio, il pontefice che i cardinali hanno scelto, andandolo a prendere «quasi alla fine del mondo»[8].

Ecco dunque la Litania «bergogliana» o «francescana», che dir si voglia, contenuta in filigrana nella GE:

Beata Maria Gabriella Sagheddu[9] prega per noi

Santa Teresa Benedetta della Croce[10] prega per noi

San Giovanni della Croce[11] prega per noi

Santa Ildegarda di Bingen[12] prega per noi

Santa Brigida di Svezia[13] prega per noi

Santa Caterina da Siena[14] prega per noi

Santa Teresa d’Avila[15] prega per noi

Santa Teresa di Lisieux[16] prega per noi

Venerabile Francesco Saverio Nguyên Van Tuân[17] prega per noi

San Francesco di Sales[18] prega per noi

Sant’Ignazio di Loyola[19] prega per noi

Santa Giuseppina Bakita[20] prega per noi

San Giovanni Paolo II[21] prega per noi

San Francesco d’Assisi[22] prega per noi

Sant’Antonio da Padova[23] prega per noi

San Bonaventura[24] prega per noi

Sant’Agostino[25] prega per noi

San Giovanni Crisostomo[26] prega per noi

San Basilio Magno[27] prega per noi

San Tommaso d’Aquino[28] prega per noi

San Vincenzo de’ Paoli[29] prega per noi

Santa madre Teresa di Calcutta[30] prega per noi

San Benedetto[31] prega per noi

Santa Faustina Kowalska[32] prega per noi

San Tommaso Moro[33] prega per noi

San Filippo Neri[34] prega per noi

San Paolo VI[35] prega per noi

Santi Sette Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria[36] pregate per noi

Beate Martiri Visitandine Spagnole[37] pregate per noi

San Paolo Miki e compagni martiri in Giappone[38] pregate per noi

Sant’Andrea Taegon e compagni martiri in Corea[39] pregate per noi

Santi Rocco Gonzáles, Alfonso Rodríguez[40] e compagni martiri in Sud America pregate per noi

Beati Monaci Trappisti martiri di Tibhirine[41] pregate per noi

San Bernardo[42] prega per noi

Beato Charles de Foucauld[43] prega per noi

San José Gabriel del Rosario Brochero[44] prega per noi

Non possiamo chiudere questa Litania che associandovi la Vergine Maria, Regina sanctorum, che per prima ha vissuto le beatitudini di Gesù, con le parole con le quali Francesco sigla la sua Esortazione apostolica GE: «Ella è colei che trasaliva di gioia alla presenza di Dio, colei che conservava tutto nel suo cuore e che si è lasciata attraversare dalla spada. È la santa tra i santi, la più benedetta, colei che ci mostra la via della santità e ci accompagna. Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra e a volte ci porta in braccio senza giudicarci. Conversare con lei ci consola, ci libera e ci santifica. La Madre non ha bisogno di tante parole, non le serve che ci sforziamo troppo per spiegarle quello che ci succede. Basta sussurrare ancora e ancora: “Ave o Maria…”»[45].

Invocando l’aiuto dei santi, e tenendo presenti i loro esempi, Francesco confida che «la Chiesa si dedichi a promuovere il desiderio della santità», anzi «un intenso desiderio di essere santi per la maggior gloria di Dio e incoraggiamoci a vicenda in questo proposito»[46].

Il fine ultimo della santità è, per papa Francesco, quello di condividere «una felicità che il mondo non ci potrà togliere»[47] poiché, in fondo, la santità non fa altro che portare a compimento la nostra umanità perché, come scriveva già León Bloy nel suo romanzo La donna povera, «non c’è che una tristezza, […] quella di non essere santi»[48].

Un monito e un incoraggiamento che ci viene da Jorge Mario Bergoglio, il Papa che ha voluto chiamarsi Francesco per condividere con tutti gli uomini, suoi compagni di viaggio, la Evangelii Gaudium, colonna sonora e portante del suo pontificato[49]. (Fr. Giovanni Spagnolo OFM Cap. Pubblicato su LA VITA IN CRISTO E NELLA CHIESA, Liturgia, formazione e informazione; NOVEMBRE 2019, pp. 53-56)


Note

[1] FRANCESCO, Gaudete et Exultate. Esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, LEV-Ancora, 2018, 5.

[2] Cf. GE 3-4.

[3] Francesco non esita a sottolineare, assestando un colpo non indifferente a certo misoginismo ecclesiastico, «che anche il “genio femminile” si manifesta in stili femminili di santità, indispensabili per riflettere la santità di Dio in questo mondo» e proprio «in epoche nelle quali le donne furono maggiormente escluse, lo Spirito Santo ha suscitato sante il cui fascino ha provocato nuovi dinamismi spirituali e importanti riforme nella Chiesa» (cf. GE 12).

[4] GE 9.

[5] Cf. GE 18/nota 17 (Conferenza dei Vescovi cattolici della Nuova Zelanda); 33/nota 31 Conferenza Episcopale  Regionale dell’Africa Occidentale); 99/nota 83 (Conferenza Canadese dei Vescovi cattolici); 101/nota 84; 155/nota 118 (V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi); 156/nota 119 (Conferenza dei Vescovi cattolici dell’India); 163/nota 122 (Conferenza Episcopale Argentina).

[6] Cf. GE 10.

[7] GE 6-7.

[8] Cf. Primo saluto del Santo Padre Francesco. Loggia centrale della Basilica Vaticana (mercoledì 13 marzo 2013), in: https://w2.vatican.va/

[9] GE 5. Nata nel 1914 a Dorgali, in Sardegna. Entrata fra le Trappiste offrì la sua giovane vita per l’unità dei cristiani. Morì nel monastero di Grottaferrata il 23 aprile 1939.

[10] GE 8. Edith Stein, nata a Breslavia il 12 ottobre 1891, è stata filosofa e mistica tedesca dell’Ordine delle Carmelitane Scalze. Vittima dell’Olocausto fu uccisa nel campo di concentramento di Auschwitz il 9 agosto 1942. Di origine ebraica, si convertì al cattolicesimo dopo un periodo di ateismo che durava dall’adolescenza. Nel 1999, con Brigida di Svezia e Caterina da Siena, è proclamata da san Giovanni Paolo II «compatrona d’Europa».

[11] GE 11,117,141,148. Poeta e mistico spagnolo, nato a Fontiveros il 24 giugno 1542 e morto a Ubeda il 14 dicembre 1591, è dottore della Chiesa e riformatore dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi.

[12] GE 12. Ildegarda di Bingen (1098-1179) monaca benedettina, proclamata dottore della Chiesa il 7 ottobre 2012 da Benedetto XVI, scrisse di teologia, di filosofia, di morale, di agiografia, di scienza, di medicina, di cosmologia; compose liriche, eccelsa musica e intrattenne un fitto scambio epistolare con numerosi corrispondenti di tutta Europa tra cui Federico Barbarossa, san Bernardo e papa Eugenio III.

[13] Ibidem, Brigida di Svezia (1303-1373), religiosa e mistica svedese, donna di azione e contemplazione, fondò l’Ordine del Santissimo Salvatore.

[14] Ibidem, Caterina da Siena (1347-1380), figura carismatica, incise profondamente nel tessuto sociale del suo tempo e, durante lo scisma d’Occidente, riuscì a convincere il Papa a lasciare Avignone e rientrare a Roma. Pur essendo analfabeta, è stata proclamata dal papa Paolo VI, nel 1970, dottore della Chiesa. Con san Francesco d’Assisi è patrona d’Italia e, con Brigida di Svezia e Teresa Benedetta della Croce, compatrona d’Europa.

[15] Ibidem, 49. Teresa (di Gesù) d’Avila (1515-1582), religiosa e mistica spagnola, di eccezionali talenti di mente e di cuore, riformò il Carmelo dando origine alle Carmelitane Scalze. Nel 1970 papa Paolo VI la proclamò dottore della Chiesa.

[16] Ibidem, 54/nota 60; 145/nota 108. Teresa di Lisieux (del Bambino Gesù e del Volto Santo), nata nel 1873 ad Alençon, è morta nel Carmelo di Lisieux il 30 settembre 1897. Il suo cammino spirituale, sintetizzato nella «piccola via», è stato da lei descritto nella sua autobiografia Storia di un’anima e l’ha resa molto presente nella devozione

popolare. Il 19 ottobre 1997, san Giovanni Paolo II la annoverò tra i dottori della Chiesa, riconoscendola così «maestra di teologia».

[17] GE 17. Nato a Huê il 17 aprile 1928 e morto a Roma il 16 settembre 2002, è stato un cardinale e arcivescovo vietnamita. Ha dato la sua testimonianza eroica durante la persecuzione comunista.

[18] GE 17, nota 15.

[19] GE 20; 169/nota 124. Figura di spicco della Controriforma cattolica e fondatore della Compagnia di Gesù (Gesuiti), Ignazio nacque nel paese basco di Azpeitia nel 1491 e morì a Roma il 31 luglio 1556. Sono celebri i suoi Esercizi spirituali, uno dei testi più frequentati della spiritualità cristiana.

[20] GE 32. Nata in Sudan nel 1869. Resa schiava e venduta in tenera età ebbe a soffrire molto a causa dei padroni. Arrivata in Italia, Bakita fu dichiarata «libera». Dopo aver percorso tutte le fasi dell’iniziazione cristiana, diventò religiosa della Congregazione delle Figlie della Carità (Canossiane). È morta a Schio l’8 febbraio 1947, dopo una vita donata interamente agli altri. Suor Giuseppina era da tutti chiamata affettuosamente «la nostra Madre moretta».

[21] GE 45. Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla, 1920-2005) è stato uno dei più grandi pontefici nella storia della Chiesa con i suoi talenti di mente e di cuore, esplicitati nei 27 anni di ministero petrino. Con la santità della sua vita, ha accompagnato la Chiesa nel Terzo Millennio, con il memorabile giubileo dell’anno 2000. È stato canonizzato con Giovanni XXIII da papa Francesco, concelebrante l’emerito Benedetto XVI, il 27 aprile 2014.

[22] GE 46. Nato ad Assisi nel 1181 (1182) e ivi morto il 3 ottobre 1226. Francesco ripropose l’osservanza letterale del Vangelo, in povertà e letizia, al tempo della teocrazia di Innocenzo III, delle eresie medievali e delle crociate, mostrandosi luminosamente come «alter Christus» ai suoi contemporanei, grazie al «sigillo» delle stimmate. La sua testimonianza evangelica è diventata fermento di unità anche tra non credenti e seguaci di varie religioni tramite quello

che viene chiamato «lo spirito di Assisi», dopo il raduno interreligioso convocato da san Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986.

[23] Ibidem, Nato a Lisbona nel 1195 morì a Padova il 13 giugno 1231. Antonio, dopo un periodo tra i Canonici regolari agostiniani di Coimbra, passò nel nuovo Ordine dei Frati Minori. Nel 1221 alla Porziuncula incontrò Francesco d’Assisi. Fervente e zelante predicatore del Vangelo evangelizzò il Nord Italia e la Francia meridionale. È venerato

universalmente dal popolo cristiano. La basilica, che a Padova custodisce le sue reliquie, è meta di continui pellegrinaggi da ogni parte del mondo.

[24] Ibidem, 39/nota 37; 49/nota 47; 174. Bonaventura da Bagnoregio (1217/1221-1274), frate minore, devoto e biografo di san Francesco, è considerato il secondo fondatore dell’Ordine dei Frati Minori. Amico di Tommaso d’Aquino, insegnò alla Sorbona di Parigi. Teologo, cardinale e vescovo di Albano partecipò al secondo Concilio di Lione il quale, grazie anche al suo contributo, segnò un riavvicinamento fra Chiesa latina e Chiesa greca.

[25] GE 49,142. Aurelio Agostino d’Ippona (354-430) è stato un filosofo, vescovo e teologo berbero con cittadinanza romana. Conosciuto come sant’Agostino, è Padre, dottore e santo della Chiesa, detto anche Doctor Gratiae. Le sue Confessiones restano capolavoro insuperabile di introspezione e di spiritualità nella letteratura cristiana.

[26] GE 52. Giovanni d’Antiochia (344/354-407), detto Crisostomo ossia «bocca d’oro», appellativo datogli dai bizantini per la sua straordinaria eloquenza oratoria. È dottore della Chiesa, fu il secondo patriarca di Costantinopoli.

[27] Ibidem, Basilio di Cesarea (330-379), detto il Grande (Magno), vescovo e teologo greco antico, venerato dalle Chiese cristiane; porta anche i titoli di confessore e dottore della Chiesa. Fu grande amico di Gregorio Nazianzeno.

[28] GE 49/nota 48; 54/nota 59; 106; 122/nota 99. Tommaso d’Aquino (1225-1274) è stato un frate domenicano, teologo, filosofo e accademico esponente della Scolastica, definito Doctor Angelicus dai suoi contemporanei.

[29] GE 100. Vincent Depaul (1581-1660), gigante della carità, fondò le Dame della Carità, i Preti della Missione (Lazzaristi) e, con santa Luisa de Marillac, le Figlie della Carità. Con sguardo profetico, egli non volle che le Figlie della Carità fossero religiose: «Voi avete per monastero», diceva loro, «solo le case degli ammalati e quella della superiora; per cella una camera d’affitto, per cappella la chiesa parrocchiale, per chiostro le vie della città, per clausura l’obbedienza, per grata il timor di Dio, per velo la santa modestia!».

[30] GE 100,107. Missionaria albanese in India, Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, poi madre Teresa di Calcutta (1910-1997), premio Nobel 1979 per la pace, fondatrice dei Missionari e delle Missionarie della Carità, incarnandosi nelle periferie del mondo e tra gli ultimi degli ultimi, rifiutati dalla civiltà dei consumi, ha vissuto profondamente il carisma della carità, avendo presente il grido di Gesù in croce: «Ho sete!».

[31] GE 102,142. Padre del monachesimo occidentale, Benedetto da Norcia (480-547). Fondò numerosi monasteri, tra cui quello di Montecassino, e scrisse la sua Regola, fondata sull’ora et labora, divenuto il testo di riferimento per tutti i movimenti e le congregazioni che si riferiscono a lui e alla sorella gemella santa Scolastica.

[32] GE 121. Maria Faustina Kowalska, al secolo Helena (1905-1938), religiosa della Congregazione delle Suore della Beata Vergine della Misericordia, è stata la prima santa del nuovo millennio. Grazie alla devozione che nutriva verso di lei, san Giovanni Paolo II istituì, nella seconda domenica di Pasqua, la festa della Divina Misericordia, ispirata alle visioni e al Diario della giovane suora polacca.

[33] GE 126. Thomas More (1478-1535), umanista, scrittore e politico inglese. La sua celebre Utopia (1516) pone degli interrogativi vivissimi anche oggi. Si rifiutò di sottoscrivere il giuramento di successione, imposto da Enrico VIII, che prevedeva, oltre il riconoscimento del divorzio da Caterina d’Aragona e del matrimonio di Anna Bolena anche la proibizione di ubbidire al Papa (1534); fu processato e condannato a morte insieme con John Fisher.

[34] Ibidem, Fiorentino d’origine, Filippo Neri (1515-1595) si trasferì da giovane a Roma. Soprannominato «Pippo buono», è conosciuto come il santo della gioia soprattutto per il suo ministero tra i giovani. Dal suo zelo apostolico è nata la Congregazione dell’Oratorio, comunità dei preti che proprio nell’Oratorio avevano non solo il centro della loro vita spirituale, ma anche il più fecondo campo di apostolato.

[35] GE 130. Giovanni Battista Montini (1897-1978), arcivescovo di Milano, divenne Paolo VI il 21 giugno 1963. Portò a compimento il Concilio Ecumenico Vaticano II, aperto da san Giovanni XXIII. Fu segnato dalla contestazione post conciliare, cui reagì con fortezza e carità, e dall’uccisione del suo amico onorevole Aldo Moro. Uomo di profonda fede e cultura, scrisse sette encicliche e compì nove viaggi apostolici fuori dall’Italia. Beatificato da papa Francesco il 19 ottobre 2014 e canonizzato dallo stesso il 14 ottobre 2018 insieme con il vescovo martire Oscar Arnulfo Romero.

[36] GE 141. Bonfiglio Monaldi, Bonagiunta Manetti, Manetto dell’Antella, Amedeo degli Amedei, Uguccione degli Uguccioni, Sostegno dei Sostegni, Alessio dei Falconieri erano sette mercanti fiorentini che in una Firenze sconvolta da lotte fratricide si ritirarono, nel 1245, sul Monte Senario per vivere in fraternità e povertà, affidandosi a Maria di cui si dichiararono servi, iniziando così un nuovo Ordine religioso con la Regola agostiniana.

[37] Ibidem, suor Maria Gabriella, suor Teresa Maria, suor Maria Cecilia, suor Maria Ines, suor Josefa Maria, suor Maria Angela, suor Maria Engracia, beatificate da Giovanni Paolo II il 7 luglio 1997, appartenevano alla comunità del primo monastero della Visitazione a Madrid e furono martiri della persecuzione durante la guerra civile spagnola del 1936.

[38] Ibidem, Paolo Miki (1556-1596). A 22 anni, come novizio della Compagnia di Gesù, diventò il primo religioso cattolico giapponese. Durante la persecuzione dello Shogun Hideyoshi fu crocifisso sulla collina di Nagasaki insieme ad altri tre gesuiti, sei frati minori e diciassette terziari francescani giapponesi.

[39] Ibidem, Andrea Kim Taegon (primo presbitero coreano), Paolo Chong Hasang (laico) e 101 compagni, impegnati nella diffusione del Vangelo con linguaggio semplice, trovarono il martirio durante le persecuzioni che, a varie ondate, infuriarono in Corea contro i cristiani dalla metà del 1839 al 1867.

[40] Ibidem, Rocco Gonzáles, Alfonso Rodríguez e Juan del Castillo, sacerdoti della Compagnia di Gesù, furono martirizzati in Paraguay nel 1628 dal sicario di uno stregone, dopo aver speso la loro vita nell’evangelizzazione degli Indios e nella fondazione delle reducciones, villaggi nei quali il lavoro e la vita sociale si coniugavano liberamente con i valori del cristianesimo.

[41] Ibidem. Nel contesto dei profondi sconvolgimenti sociali verificatisi in Algeria, sette monaci trappisti (Christian de Chergé, Luc Dochier, Christophe Lebreton, Michel Fleury, Bruno Lemarchand, Cèlestin Ringeard e Paul Favre-Miville) furono sequestrati dai fondamentalisti islamici (GIA) dal loro monastero, presso Tibhirine, nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996, e uccisi il 21 maggio seguente. La beatificazione dei martiri di Tibhirine ad Algeri, l’8 dicembre 2018, è stata associata a quella del vescovo domenicano di Orano Pierre Lucien Claverie e ad altri martiri algerini.

[42] GE 151/nota 114. Bernardus Claravallensis, italianizzato in Bernardo di Chiaravalle (1090-1153). Di nobile famiglia, entrò (1112) nel monastero di Cîteaux, fondò nel 1115 l’abbazia di Clairvaux e si dedicò all’incremento dell’ordine cistercense. Figura di spicco delle vicende politiche, filosofiche e teologiche del suo tempo, manifestò particolare devozione a Maria, come testimonia la preghiera «Vergine Madre, figlia del tuo figlio», riportata nel Paradiso dantesco nel canto XXXIII, 1-39. È dottore della Chiesa.

[43] GE 155. Esploratore del deserto del Sahara e studioso della lingua e della cultura dei Tuareg, Charles Eugène de Foucauld, visconte di Pontbriand, divenuto poi fratel Carlo di Gesù (1858-1916), fu prete, eremita e missionario sui generis. Un monaco senza monastero, un cercatore di Dio che a chiunque passasse dal suo villaggio nel deserto del Sahara – cristiani, musulmani, ebrei e idolatri – si presentava come «fratello universale» e offriva a tutti ospitalità. Nel contesto della prima guerra mondiale, fu ucciso in modo violento il primo dicembre del 1916.

[44] GE 162. José Gabriel del Rosario Brochero (1840-1914), soprannominato «Cura Gaucho» o «Cura Brochero», sacerdote argentino era considerato da tutti «uomo di Dio per il suo popolo». È stato canonizzato domenica 16 ottobre 2016 in piazza S. Pietro da papa Francesco, suo grande devoto ed estimatore.

[45] GE 176.

[46] GE 120.

[47] Ibidem.

[48] GE 34.

[49] Cf. Il riferimento è, ovviamente, alla Evangelii Gaudium, prima esortazione apostolica di papa Francesco, promulgata il 24 novembre 2013, nella solennità di Gesù Cristo Re dell’universo.

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