Necrologio di fr. Antonino Passalacqua per Analecta

Necrologio di fr. Antonino Passalacqua per Analecta

Fra ANTONINO PASSALACQUA

(Giacinto da Carini)

Nato: 19febbraio 1926 * Carini (Provincia di Palermo e Arcidiocesi di Monreale)

Vestizione: 08 dicembre 1948

Prof. temporanea:  15 dicembre 1949

Prof. perpetua:  13 giugno 1953

Morto: Palermo, 19 febbraio 2020

Sepoltura: 21 febbraio 2020 [Palermo – cimitero dei Cappuccini, tomba dei frati,].

Nel giorno del suo 94.mo compleanno, il 19 febbraio 2020, nel convento di Palermo, il Signore chiamava a sé fra Antonino Passalacqua le cui condizioni di salute, ultimamente, erano diventate assai precarie tanto da richiedere assistenza continua.

La lunga vita di Antonino ha avuto come cifra costante la grande semplicità e il sorriso puro di fanciullo che nella Fraternità  ne facevano un fratello amabile e gioviale. Nei capitoli provinciali, e nelle varie riunioni, non mancava infatti, puntuale, l’intervento di fra Antonino che nella sua caratteristica parlata, esortava alla fraternità e alla preghiera.

Oltre alla laboriosità, che si manifestava nei vari compiti che di volta in volta gli furono assegnati come portinaio, cuoco, ortolano, custode del cimitero palermitano dei Cappuccini, nei vari conventi che videro la sua presenza a Sciacca, Caltanissetta, Trapani e Palermo, Antonino manteneva vivo il suo amore alla preghiera.

Di carattere intraprendente, non sempre con risultati positivi,Antonino s’industriava a mettere a frutto alcune sue intuizioni e iniziative,più o meno vistose, mirate al maggior bene della Fraternità, con il presupposto della buona fede ma sulle quali, con difficoltà, accettava il confronto.

Questo vale anche per il suo simpatico e vulcanico disordine, con il quale conviveva, e che non mancava di ripercuotersi anche nel modo con cui si presentava, abitualmente frettoloso, con il cingolo che raramente si adattava al saio.

A fra Antonino, pur nel suo ruolo di fratello laico, stava assai a cuore il bene delle anime che egli riassumeva in una parola, “apostolato”, e che traduceva poi nell’amore ai malati, nelle catechesi, anche scritte, nel servizio liturgico, attraverso l’esercizio dei ministeri del lettorato e dell’accolitato che i superiori provinciali gli avevano affidato e, soprattutto, nell’esercizio della carità.

Si colloca in questo contesto di vocazione all’ apostolato e alla missionarietà l’esperienza che egli fece, negli anni ’80, quando chiese di recarsi nell’allora Custodia di Colombia Occidentale, in appoggio ai confratelli palermitani che ancora vi operavano.

Il tentativo di adire agli studi teologici, in vista di un eventuale passaggio allo stato clericale, si rivelò per Antonino esperienza fallimentare che egli seppe tuttavia vivere con umiltà e accettazione dei propri limiti, per una ripresa più convinta ed entusiastica della vita cappuccina al rientro nella sua Provincia.

Certamente possiamo definire Antonino “umile operaio nella vigna del Signore” sempre impegnato, sia pure con la sua unicità, a trafficare generosamente e senza risparmiarsi, i talenti affidatigli.

fra Giovanni Spagnolo
[Necrologio per Analecta OFMCap.]

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