IL NOVELLO BEATO CARLO ACUTIS E I CAPPUCCINI

IL NOVELLO BEATO CARLO ACUTIS E I CAPPUCCINI


 

 

Di fr. Giovanni Spagnolo
MILANO
In concomitanza con la beatificazione del venerabile quindicenne milanese Carlo Acutis (1991-2006), avvenuta nella Basilica Superiore di San Francesco in Assisi il 10 ottobre 2020, è balzata all’attenzione, anche per la ricognizione canonica del corpo, la sua tomba che si trova nella chiesa di Santa Maria Maggiore, ora Santuario francescano della Spogliazione, dopo la traslazione dal cimitero cittadino avvenuta il 6 aprile 2019. Quello di essere sepolto ad Assisi è stato un desiderio espresso dallo stesso Carlo, definito “influencer di Dio” per il suo rapporto speciale con l’informatica, da lui messa a servizio dell’annuncio della buona notizia che è Gesù, di cui era follemente innamorato. Per una provvidenziale coincidenza infatti, sono i frati cappuccini ad avere la cura pastorale del santuario della Spogliazione. E con i cappuccini il giovane beato aveva avuto modo di venire spesso a contatto, attraverso la frequentazione della loro chiesa del Sacro Cuore a Milano, ammirandone lo spirito di carità che gli era congeniale. Carlo, in particolare, nutriva venerazione per due frati cappuccini che si erano distinti nell’amore ai fratelli: Daniele da Samarate (1876-1924), immolatosi con i lebbrosi in Brasile, e Cecilio da Costa Serina (1885-1984), che si era votato al servizio dei più poveri della metropoli lombarda, dopo che i superiori gli avevano negato il permesso di andare in missione tra i lebbrosi, dando vita a quella che è oggi l’Opera San Francesco. Il novello beato aveva chiesto di far parte dei volontari al servizio dei poveri ma non fu accontentato perché troppo giovane.
Il carismatico frate cappuccino Giulio Savoldi (1928-2010), che incontrò più volte Carlo Acutis nel convento di viale Piave a Milano, ha lasciato una testimonianza inequivocabile sulla santità del nuovo beato, definendolo:un ragazzo sereno, dal volto luminoso, aperto a tutto ciò che è buono e bello, certamente fortificato dallo Spirito del Signore. Sensibilissimo alla povertà e sofferenze altrui, secondo le sue possibilità, voleva contribuire a lenire il dolore di chi, sotto ogni aspetto, era meno fortunato di lui. Così si spiega come un giorno, da ragazzino, spontaneamente, con alto senso d’amore, mi portò il contenuto del suo salvadanaio per i bambini più bisognosi”.
E’ bello pensare dunque che, nel breve cammino della maturazione spirituale che ha portato Carlo Acutis sugli altari, ci siano stati anche i frati cappuccini che, dopo averlo edificato con la testimonianza della carità a Milano, ne custodiscono ora il corpo ad Assisi. Ed è pure bello sapere che tra le frequentazioni milanesi del beato Carlo Acutis, oltre la sua parrocchia di Santa Maria Segreta, le scuole delle Marcelline e l’Istituto Leone XIII dei Gesuiti, c’è anche la chiesa del convento cappuccino di viale Piave e l’annessa Opera San Francesco.

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