Vestizione di fr. Francesco Paolo e professione di fr. Enrico Gregorio

Vestizione di fr. Francesco Paolo e professione di fr. Enrico Gregorio

Giovedì 16 settembre 2021, alle 19.00,  presso la Basilica della Spoliazione in Assisi, fr. Francesco Paolo Marchese di Marsala, con il rito della Vestizione, ha iniziato il suo anno di noviziato.

Venerdì 17 settembre 2021, festa dell’Impressione delle Stimmate di S. Francesco d’Assisi, alle 9.00, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli, fr. Enrico Gregorio Angileri di Bisacquino ha emesso la Professione Religiosa. Ad entrambi i più sinceri auguri di santa perseveranza.

Colgo l’occasione per riproporre una riflessione sul Saio già pubblicata qualche tempo fa: “Lettera ad un novizio nel giorno della vestizione”.

Il Saio. Oggi, ai tuoi occhi, è più bello dell’abito nuziale. Hai ragione ad essere felice di indossarlo; dopo tutto, il sogno di essere frate comincia a realizzarsi.

Oggi è un abito nuziale che entusiasma te, la tua famiglia e i tuoi amici. Sii ugualmente entusiasta anche quando comincerà ad essere il tuo isolamento, la tua gabbia e la fornace dove Dio ti scioglierà e ti purificherà, un eremo scomodo.

Questo abito, quando necessario, sarà la tua armatura, a condizione che ti ricordi di usarlo in questo modo. Portare l’abito religioso può e deve essere una forma di preghiera, ma non diventa tale semplicemente indossandolo.

Tasche. In quelle profonde vanno tutte le cose che condividerai con gli altri. Tieni sempre qualcosa da offrire ai bisognosi e ai bambini. Ricorda che gli altri apprezzeranno qualche soldo, il tuo sorriso e una parola di conforto più degli inni che canti impeccabilmente. Questo perché le persone hanno bisogno innanzitutto di sentire che sono amate, al punto da essere sicure che questo sia vero.

La “paternità” o pettorina. Non serve per tenervi una penna costosa. Mettici le lettere a cui non sai come rispondere, le note con i nomi di coloro per cui hai promesso di pregare, le bollette di altre persone che hai deciso di pagare al posto loro, gli indirizzi che sai dovresti visitare (perché chi ci vive non verrà mai da te) … Tieni piena questa tasca, sempre.

Che il tuo abito ti sia sempre di fastidio e d’ostacolo, quando ti farà sembrare un pavone che cade nel tentativo di fare piroette. Possa essere sempre il motivo di inciampo quando ti sbagli. Non ti preoccupare, saprai rialzarti a modo tuo. Non avere paura di tenerlo in mano e di correre per aiutare il tuo prossimo, anche se dovessi apparire buffo come un pagliaccio.

Mi auguro sinceramente che il tuo Saio mostri i segni bianchi del sale: quelli sulla schiena saranno le scie del tuo sudore, quelli sul petto saranno i segni delle lacrime, sia tue che di coloro che, abbracciati a te, confideranno a te le loro centinaia di preoccupazioni, grandi e piccole, serie e folli. Vorrei che questi segni bianchi del sale appaiano prima dei tuoi primi capelli grigi.

Non temere di stropicciare o sporcare il tuo abito, quando andrai a salvare i bisognosi e i feriti. Non esitare a strapparlo per farne delle bende con cui curare le ferite. Ricorda che, se necessario, può persino essere trasformato in un mantello o una tenda.

Che possa usurarsi rapidamente sulle ginocchia e sulle spalle, segni della tua preghiera e del tuo farti carico dei pesi degli altri. Che possa non avere queste tracce sulla schiena e sui gomiti, segno che sei stato seduto a lungo o che hai sgomitato per farti strada attraverso la folla. Ama il tuo abito, ma non amare te stesso mentre lo indossi. Innanzitutto, ama la Chiesa che te lo ha dato. E ama decisamente di più Gesù, che ti ha offerto la Chiesa e che ti ha offerto alla Chiesa, per la qual cosa io Gli sono così grato.

Ps.: Magari portare il saio ti otterrà qualche favore da quanti, avendo sperimentato la bontà dei nostri padri, sono ancora riconoscenti all’Ordine. Non te ne approfittare. Resta umile e ringrazia in cuor tuo i nostri fratelli che hanno saputo ben testimoniare. Potrà capitare anche (e immagino che col tempo sarà sempre più frequente) che qualunque passeggero sull’autobus o sulla metro ritenga di avere più diritto di un frate a sedersi. Non ha importanza se abbiano ragione o no. Quello che conta è che anche quando le persone ti odiano, non devono odiare Dio. Sempre più persone ti guarderanno; dopo tutto, il tuo saio ti dà molta visibilità. Intimidisce anche, e magari a qualcuno mancherà il coraggio per criticarti. Ciò non significa, però, che non ce ne sarà motivo: ricorda che il tuo abito non è la confezione di un prodotto pronto. Il Signore ti ci ha avvolto per nascondere misericordiosamente le tue inadeguatezze e carenze. “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (Giovanni 13:17).

fr. Marco

[Libero adattamento da https://it.aleteia.org/2017/06/23/talare-abito-lavoro-non-uniforme/]

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