Convento di Sciacca

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Cenni storici sulla riapertura del convento e l’inizio della devozione alla Madonna di Fatima

Con la soppressione degli ordini religiosi, decretata dal governo italiano nel 1866, anche il convento dei Cappuccini di Sciacca venne incamerato come bene dello stato e nello scorrere del tempo venne adibito a vari usi apportando così alla struttura degrado e incuria.

Già dal 1944 in un corridoio del convento vi aveva preso dimora un frate eremita di nome fr. Michelangelo da Grotte, che vestiva l’abito francescano. Questi svolgeva la questua, raccogliendo anche elemosine nei paesi vicini, con lo scopo di apportare delle piccole riparazioni al convento nelle parti maggiormente degradate. Contestualmente alla sua presenza, nel convento dimoravano anche altri inquilini, per lo più gente senza tetto a causa della guerra, dato che il convento si trovava in una condizione di semi abbandono e l’entrata era libera per chiunque.

Il 19 gennaio 1947, il Padre Ludovico Maria da Casteltermini, cappuccino e vicario del convento di Bivona, venuto a Sciacca per delle predicazioni-conferenze con l’utilizzo di proiezioni luminose sul messaggio della Madonna di Fatima, si incontrò con il sindaco della città avvocato Giuseppe Molinari, il quale si rendeva disponibile alla riconsegna dell’antico convento ai padri cappuccini, qualora questi fossero disposti a ritornare a Sciacca. Intanto, oltre al sindaco e alla giunta municipale, anche tutta la cittadinanza desiderava la presenza dei cappuccini per la riapertura del convento, tanto che a tale scopo venne fatta una importante raccolta di firme di fedeli e autorità locali, che venne inviata al Reverendissimo Padre Provinciale, Padre Deodato da Bivona, affinché accettasse la proposta dell’invio dei frati per la riapertura del convento. Nel febbraio del medesimo anno venne stipulato un primo accordo tra il Comune di Sciacca e la Provincia monastica dei cappuccini di Palermo rappresentata dal Reverendissimo Padre Provinciale Deodato da Bivona, da Monsignor Lorenzo Giacomo Inglese, vescovo cappuccino emerito, e dal Reverendissimo Padre Gaetano da Castellammare, ex provinciale. Il 30 maggio 1947, le bozze del contratto che erano state inviate a Roma vennero accettate e quindi sottoscritte dai rispettivi delegati. La cessione del convento era già un atto compiuto. Alla fine di giugno il padre Luigi da Caccamo, residente nel convento di Bivona, venne a Sciacca per dare corso in pratica all’apertura del convento. Telegraficamente ottenne dal Vescovo della Diocesi di Agrigento, Monsignor G. B. Peruzzo, l’autorizzazione ad aprire al culto la Chiesa ed il 29 giugno 1947 si celebrò per la prima volta la Santa Messa, in quella chiesa chiusa al culto da circa 80 anni.

Il giorno 8 luglio, sempre dal convento di Bivona, venne a Sciacca il Padre Ludovico da Casteltermini, solo e senza nulla, confidando esclusivamente nella Divina Provvidenza e nell’aiuto della Vergine SS. di Fatima, di cui portò un piccolo quadretto con immagine oleografica di centimetri 43 x 28, esponendola su un altarino improvvisato posto davanti la balaustra dell’altare principale. Il 13 luglio, restaurato il tabernacolo, vi si intronizzò in modo permanente il Santissimo Sacramento. Questa data segnava anche una ricorrenza: il trentesimo anniversario della terza apparizione della Madonna ai tre pastorelli di Fatima nel 1917. Proprio in questo giorno il padre Ludovico diede inizio ad un solenne novenario in onore della Madonna di Fatima, con predica, rosario, canti e Benedizione Eucaristica. Essendo la chiesa sguarnita di ogni arredo sacro, l’occorrente per le sacre funzioni venne dato in prestito dalla parrocchia del Carmine. La povertà dei frati e della chiesetta era davvero grande, ma la fede sa trasformare lo squallore in un trionfo. La memorabile giornata si concluse la sera dinanzi lo spiazzo della chiesetta con delle conferenze intervallate da proiezioni luminose sulle apparizioni e il messaggio di Fatima, tenute dal Padre Ludovico. La novena proseguì con un crescendo nella partecipazione dei fedeli, nonostante i sacrifici a causa della lontananza del luogo, posta fuori dell’abitato e per la scomodità della chiesa che mancava di tutto perfino delle sedie. Il 20 luglio, termine del novenario, si festeggiò per la prima volta a Sciacca, la Madonna di Fatima con una trionfale processione. 

Intanto il convento, retto dal solo Padre Ludovico, necessitava urgenti riparazioni per mancanza di tutto, perfino porte e finestre. In questo non venne meno l’aiuto della popolazione, che con aiuti economici e di manodopera gratuita risollevarono lo stato di degrado del convento.

Finalmente il 4 dicembre 1947, durante la novena dell’Immacolata, il Padre Provinciale diede formazione alla fraternità di Sciacca inviando il 12 dicembre i primi frati che composero la prima famiglia religiosa: Padre Ludovico Maria da Casteltermini, Padre Luigi da Caccamo, fra Antonio da Caltanissetta e infine Padre Liborio da Giuliana e più tardi fra Francesco di Altofonte.

Erano trascorsi già tre mesi da quando il Padre Ludovico aveva dato avvio alla novena quotidiana nella chiesa dei Cappuccini ed era vivo in tutti il desiderio di avere al più presto un devoto simulacro della Vergine di Fatima e a tal scopo ogni sera il popolo era invitato a pregare affinchè ciò si potesse realizzare. Il Padre Ludovico intanto aveva preso dei contatti per corrispondenza col Santuario di Fatima in Portogallo, per procurarsi la foto della statua originale della Madonna venerata nella cappellina delle apparizioni, per avere il modello di riferimento da fornire allo scultore per la realizzazione della statua. Dal Santuario di Fatima gli vennero inviate oltre le foto della statua, anche due piccole foglioline dell’elce, il piccolo albero su cui era apparsa la Madonna nel 1917, come reliquie.

Padre Ludovico scrisse una lettera alla ditta di Luigi Santifaller ad Ortisei (Bolzano) per commissionare una statua in legno di metri 1,80 di altezza, artisticamente scolpita, raffigurante la Madonna di Fatima, accludendo nella busta che accompagnava l’ordine oltre la foto della Madonna ricevuta dal Santuario di Fatima, da servire come modello per la nuova scultura, anche una fogliolina dell’elce su cui si era posata la Vergine durante le apparizioni, il tutto insieme a mille vive raccomandazioni finché la statua fosse bella e devota. La ditta di Luigi Santifaller, per scolpire l’immagine, diede incarico allo scultore altoatesino Eugenio Obletter che impiegò tre mesi per l’esecuzione della scultura. Contestualmente alla commissione della statua, il Padre Ludovico inviò una lettera a San Giovanni Rotondo, a Padre Pio da Pietrelcina esponendogli la questione e chiedendo al tal fine il suo personale interessamento attraverso la preghiera per la buona riuscita dell’opera scultorea. La risposta non tardò ad arrivare con l’assicurazione sia della preghiera che dell’assistenza e benedizione: : «Sarà bella e miracolosa».

Il 13 gennaio 1948, esattamente tre mesi dopo l’incarico affidato allo scultore, la statua era già pronta per essere spedita col treno merci per Sciacca. Lo scultore così scriveva al Padre Ludovico: «Caro Padre Ludovico, oggi 13 gennaio 1948, le spedisco la statua della Madonna di Fatima da lei commissionata; le attesto che prima di iniziare a scolpire la statua, mi è accaduto un fatto alquanto strano. Non riesco bene a spiegarmi con le parole, ma le dirò che è come se anticipatamente, in una sorta di visione, io vidi l’immagine della Madonna come doveva essere fatta e così l’ho realizzata. Sappia che è la più bella che abbia mai potuto eseguire e che abbia mai veduta e perciò non ne potrei fare un’altra uguale».

Il Signore, la Vergine Santissima e padre Pio da Pietrelcina avevano diretto e guidato la sua mano. La fede e la devozione del Padre Ludovico e dei tantissimi fedeli avevano ottenuto un’immagine della Madonna bella, devota e miracolosa. (tratto da DON FRANCESCO TERRASI, Sciacca la Fatima di Sicilia, Ed. Amen, 2017)

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